Ceccano: il Consiglio Comunale potrebbe convocarlo il Prefetto

Per la prima volta nella storia amministrativa del Comune di Ceccano, il Consiglio Comunale potrebbe convocarlo il Prefetto in persona, ai sensi dall’art. 39, comma 5, del Decreto Legislativo 18 Agosto 2000, n. 267.

Il Presidente del Consiglio Comunale Marco Corsi, infatti, durante la conferenza dei capigruppo, svoltasi stamane a Palazzo Antonelli, si sarebbe rifiutato di dare seguito alla richiesta di convocazione regolarmente presentata da ben 8 Consiglieri Comunali lo scorso 11 aprile, sulla famosa delibera 66, soprannominata “bavaglio”.

Stando alla curiosa interpretazione del Corsi, ai Consiglieri Comunali non sarebbe permesso discutere e richiedere Consigli Comunali sulle delibere di giunta e da qui l’inammissibilità della richiesta avanzata dagli 8.

Pur volendo trovare aspetti comici nella vicenda, ed in modo particolare sulle interpretazioni che l’amministrazione Caligiore fa delle Leggi, quanto sta accadendo pone seri limiti alla vita democratica di questa cittadina.

Sulle interpretazioni soggettive e di comodo che l’amministrazione Caligiore ha compiuto, è bene ricordare che il Sindaco Caligiore partecipò, con il proprio voto, all’elezione del Presidente del Consiglio Comunale pur non potendo farlo e che questa amministrazione ha modificato il testo di un allegato alla delibera di Consiglio Comunale, votata il 29/11/2016, addirittura dopo la sua approvazione!

Sulla negazione della richiesta di Consiglio, una posizione netta è stata presa dal capogruppo del Partito Democratico, Giulio Conti, che sulla propria pagina facebook, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

 

Giulio Conti

Quello che sta accadendo a Ceccano negli ultimi tempi desta certamente molta preoccupazione. E forse, quell’appellativo di “ducetto” che proprio lo stesso Consigliere Conti ha tirato in ballo nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale, rende chiaramente l’idea del clima che si sta tentando di instaurare in città.

Un clima che se tanti all’inizio definivano militare, ora rischia di trasformarsi in repressione stile scuola Diaz al G8 di Genova. E magari chissà… potrebbe non essere più neanche una coincidenza il fatto che qualcuno, a quel G8, c’era per davvero?

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