Ceccano e Fossanova: dagli Annalens Ceccanenses alla cronaca politica dei giorni d’oggi.

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Una delle fonti più importanti della storia del medioevo è costituita dagli Annales Ceccanenses, ma pochi, probabilmente pochissimi ceccanesi ne sono a conoscenza.

Nei due codici che ne hanno conservato il testo (uno presente nella Biblioteca Vallicelliana di Roma, l’altro nella Biblioteca Nazionale di Napoli; trascrizioni ambedue dei codice originario un tempo esistente nella chiesa di S. Maria a Fiume di Ceccano, eseguite, secondo quanto affermano gli explicit, a Fossanova il 7 luglio 1600 da un certo Benedetto Conti di Sora), la cronaca è attribuita a Giovanni dei conti di Anagni, signore di Ceccano (“Chronicon D.ni de Ceccano / extat in monast. Fossae / Nouae”, c. 4).

L’Ughelli, primo editore della cronaca stessa (1644), accettò affrettatamente tale attribuzione; mentre il Muratori (Rerum…, pp. 853-854) fece notare che il nome del conte Giovanni compariva in documenti di donazione incorporati direttamente nel testo e che pertanto la ripetizione della formula “Ego Iohannes de Ceccano… concedo” poteva aver tratto in equivoco il copista Benedetto Conti. Perciò il Muratori, seguito dal Del Re e da altri, preferì assegnare l’opera a un anonimo compilatore vissuto a Ceccano o a Fossanova nei primi anni del 1200.

Che la cronaca sia stata scritta a Fossanova o a Ceccano è infatti fuor di dubbio: basta seguire le particolarissime descrizioni di cerimonie celebrate in occasione di consacrazioni di chiese (segnatamente quella di S. Maria a Fiume nel 1196, cc. 35 ss.) o di pellegrinaggi papali nei territori del conte di Ceccano (cc. 69-71); 0 considerare le notizie riguardanti assai da vicino il conte Giovanni (c. 58 v: “a. 1189 XI Kal. Iulii. Ioannes de Ceccano accepit in uxorem Rogasiatam filiam Comitis Petri de Celano”; c. 59 r: “a. 1190. Decimo Kal. Ian. Ioannes de Ceccano gladio militie accinctus est, octavo idus madii”) per trovare elementi che suffragano ampiamente l’ipotesi.

Le frequenti inserzioni di bolle papali e di documenti di donazione danno alla cronaca uno speciale carattere per così dire “burocratico”; ed è forse proprio per questa impronta che non pare del tutto gratuita l’attribuzione proposta dal Pertz a Benedetto da Ceccano, notaio del conte Giovanni, il cui nome, due volte accompagnato dall’appellativo di “presbiterus”, compare in alcuni atti incorporati nella cronaca (24 luglio 1196, 22 ag. 1201, 8 marzo, 4 ag. e 3 sett. 1209).

Il Chronicon Ceccanense è interessante, soprattutto per i documenti originali in esso inseriti, per le frequenti descrizioni di cerimoniali e processioni e, infine, per una serie di esametri ingiuriosi diretti contro Enrico VI e i suoi tedeschi invasori, attribuiti al decano e al monaco Giovanni del monastero di Montecassino.

Tra Ceccano e Fossanova, dunque, esiste fin dal medioevo, un singolare legame.

Un legame che si è rinnovato ulteriormente in questo periodo, essendo finito questo luogo, al centro di un intrigo politico che supera di gran lunga le proporzioni comunali.

L’intrigo, denunciato pubblicamente dal candidato alle primarie maggiormente leso, essendo egli arrivato secondo, Gianni Querqui, e successivamente non smentito dall’ex Sindaco di Ceccano Antonio Ciotoli, avrebbe siglato, di fatto, un patto d’acciaio tra esponenti di opposto schieramento politico, che, a fronte di non si sa ancora bene quale spartizione di interessi, avrebbero raggiunto un’intesa tale da condizionare, in primis, proprio l’andamento delle elezioni primarie, successivamente vinte dal candidato individuato dallo stesso Ciotoli.

Uno scandalo politico, dunque, di proporzioni gigantesche e probabilmente senza precedenti così sfacciati, che continua a gettare, a distanza di giorni, un’infinità di ombre.

L’episodio, per altro, ha di fatto portato ad un elevamento a potenza della guerra politica scatenatasi nel centro sinistra locale, già esistente con la candidatura dell’ex Sindaco Maliziola, ed ancora… una guerra all’interno della stessa guerra, ovvero nelle singole coalizioni.

Il caso più emblematico è senza alcun dubbio quello della coalizione “compattatasi”, per modo di dire, intorno alla figura dell’architetto Luigi Compagnoni, già assessore al Comune di Ceccano, dal 1994 al 1999, nella giunta guidata da Maurizio Cerroni e vincitore delle primarie farsa, dalle quali ben due candidati, prima Antonio Zaccini e successivamente lo stesso Gianni Querqui, si sono pubblicamente defilati, denunciando appunto la serie di inciuci, brogli ed irregolarità, così evidenti da registrare perfino la presenza di autorevoli esponenti delle liste a sostegno di Roberto Caligiore, tra i partecipanti al voto e non solo… perfino attivissimi nel portare a votare decine di persone!

Qui, i rapporti tra il Partito Socialista dell’ex Sindaco Antonio Ciotoli ed il Pd, sono ormai ai ferri corti.

Le bordate di Maurizio Cerroni, leader storico del centro sinistra di Ceccano, Sindaco per ben due legislature, sono quasi ogni giorno alla ribalta della cronaca.

Cerroni, pubblicamente denuncia la mancata discussione e riflessione politica.

Ma dietro le parole di Maurizio Cerroni, è evidente l’imbarazzo che lo stesso sta registrando all’interno del proprio partito, di fatto continuamente oggetto delle “scorribande socialiste”.

Il Partito Socialista dell’ex Sindaco Antonio Ciotoli, infatti, ha catturato diverse figure, successivamente posizionate come candidati nella lista, attingendo solo ed esclusivamente al Pd, e non altrove, a danno di tutta la coalizione.

Dopo lo stesso Luigi Compagnoni, si sono registrate le candidature di Adriano Masi, di Antonello Ciotoli, ex presidente del consiglio comunale e che proprio nei mesi scorsi aveva preso parte attivamente al congresso cittadino del Pd.

Ed ancora, quella dell’ex revisore dei conti del Comune di Ceccano, che pur non avendo mai militato in prima persona, era da sempre considerato come un riferimento dell’area dal Pd.

A tutto questo, anche se pubblicamente ancora non sono emersi particolari clamorosi, si aggiunge la vicenda dell’incontro di Fossanova, che, come del resto era prevedibile, sembra non essere stata gradita affatto a moltissimi esponenti e rappresentanti del Partito Democratico, per il quale sta diventando un’impresa riuscire addirittura a chiudere la propria lista, per fare fronte alle elezioni.

Sono tanti, infatti, i secchi “NO” registrati in questi giorni, per i più svariati motivi, in primis per la non condivisione di moltissime scelte politiche, anche quella di continuare a subire i diktat di Antonio Ciotoli.

Chi avrebbe mai pensato che un giorno il partito erede dello storico PCI di Ceccano, potesse riuscire a cadere così in basso, al punto da trovarsi così indebolito da non riuscire a chiudere la propria lista?

Ovviamente nessuno. Come nessuno avrebbe mai pensato, che a scavare, metaforicamente, la sua fossa, sarebbe stato qualche “cugino” socialista, supportato dall’ausilio di veri e propri mercenari politici, di fatto collocati in uno schieramento del tutto opposto: quello del candidato Sindaco Roberto Caligiore e dell’ex assessore provinciale Massimo Ruspandini!

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