Emilio Lavagnino a Ceccano non salvò nulla! Bevve vino e mangiò patate!

Con molta probabilità contribuì a salvare numerose e diverse opere d’arte in Italia nel corso del secondo conflitto mondiale. Non voglio metterlo in dubbio. Ma ciò non avvenne certamente a Ceccano!

Mi riferisco all’operato dell’ex funzionario del Ministero dell’Educazione Fascista, Emilio Lavagnino, per il quale, Domenica 26 gennaio, alle ore 10, presso il cinema teatro “Antares”, si terrà una manifestazione di ricordo per i 70 anni del bombardamento della Chiesa di Santa Maria del fiume.

Per gli organizzatori dell’evento, l’ex fascista Lavagnino avrebbe tratto in salvo delle opere d’arte contenute all’interno della Chiesa di Santa Maria del fiume, dopo il bombardamento angloamericano.

Ci troviamo di fronte alla mistificazione storica tipica dei comunisti e di chi ha interesse a strumentalizzare un evento chiave per una cittadina come Ceccano e la sua opinione pubblica, in quanto testimonianza vivente della fede cattolica, poiché dopo il bombardamento del Santuario, a restare illesa fu solo la stattua della Vergine Maria.

Di questo presunto salvataggio, infatti, i promotori dell’iniziativa non hanno alcun documento ufficiale che possa testimoniare il tutto. E neanche hanno possibilità di scovarne alcuno, in quanto non esistono!

Chi si è adoperato per la salvaguardia e la ricostruzione del Santuario di Santa Maria del fiume, furono altre personalità, in primis l’Abate don Vincenzo Misserville, che ebbe la sfortuna di morire poco prima della consacrazione della Chiesa e dunque l’impossibilità di tornare a celebrare la Santa Messa al suo interno. Con lui, l’allora Vescovo Diocesano Tommaso Leonetti, la signora Beatrice Fedele Mancini, l’ambasciatore Tommaso Mancini, il Senatore Angelo Cerica e l’architetto Bonaventura Berardi (che curò la fase progettuale dell’intervento di ricostruzione in modo del tutto gratuito, non come le parcelle di 300mila euro di chi elaborerà il progetto di ricostruzione del Palazzetto dello sport “Domenico Tiberia di Ceccano!).

Ma a Ceccano si sa… nella mentalità bigotta, invidiosa ed irriconoscente, chi si adopera per il proprio paese e per i propri concittadini viene malvisto!

Così, a distanza di 70 anni, il povero don Vincenzo Misserville non ha avuto intitolata una strada, una piazza… neanche una tomba all’interno del Santuario.

E si continua a perseguire il cammino dell’irriconoscenza…

Invece di organizzare convegni, manifestazioni, per esaltare l’operato incessante di questi uomini e donne, se ne organizzano altri, per altro patrocinati anche dalla Regione Lazio (a quanto ammonta il contributo?) per parlare di chi, per la ricostruzione del Santuario non ha fatto praticamente nulla!

Non avrei messo il dito nella piaga, ma con questa vicenda si sta toccando veramente il fondo.

Lavagnino, infatti, a Ceccano non effettuò alcun salvataggio di opere d’arte. Bevve solo del vino e mangiò delle patate!

Ne da testimonianza, in modo particolare, il verbale  redatto dopo la distruzione dell’antica Chiesa, proprio dall’Abate don Vincenzo  Msserville, nel quale si riporta l’elenco dei beni esistenti prima della distruzione. Elenco, per altro fonte di documentazione per il prezioso volume dei Padri Passionisti Mario Colone e Pierluigi Mirra curato anni fa sull’argomento.

Ma addirittura è la stessa Alessandra Lavagnino, figlia del funzionario ed autrice del libro “Un inverno 1943-1944” (dove sono riportati alcuni episodi narrati dal padre nel suo diario), a non accennare minimamente ai presunti oggetti salvati a Ceccano. A pagina 94 del suo libro, nel viaggio di ritorno verso Roma, si legge, infatti, che Lavagnino fa sosta a Ceccano e racconta: <L’appuntamento con i due camioncini, venuti a caricare aranci, è a Ceccano. Qui vado a vedere il cumolo di macerie della chiesa di Santa Maria in Fiume, quasi sul greto del Sacco. Povera chiesa! E’ stata presa in pieno ed è tutta crollata su se stessa: oggi non si capisce dov’era la facciata e dove il resto. A Ceccano troviamo un po’ di vino in una cantina. Il signor P. quando arriva coi due camioncini carichi di aranci, ci porta delle patate arrostite e con quelle, in camion, facciamo cena…>.

Questa la pagina originale del libro, da cui è tratto il virgolettato:

Immagine

Si consiglia agli organizzatori della manifestazione di imbandire una tavolata per distribuire vino e patate, magari rispolverando per l’occasione anche la vecchia sagra organizzata in paese, lasciando da parte quell’intento di voler riscrivere a loro piacimento, una storia che non si è mai svolta, senza alcun minimo di rispetto per la Fede, le Tradizioni ed culto religioso di migliaia di Cattolici devoti al Santissimo Nome di Maria del fiume!

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