Quei “barbari” sotto la finestra del mio studio…

Immagine

“Compà, porco qua, porco là, mannaggia questo, mannaggia quell’altro”… Sono le uniche parole che riesce a pronunciare un nutrito gruppo di giovani di Ceccano, quelli della Ceccano bene, a cui non manca nulla, dal telefono cellulare di ultima generazione, allo scooter, l’occhiale firmato da 150 euro ed il taglio di capelli in pieno stile faraone rossonero. Da mesi si sono praticamente barricati sotto casa, più precisamente sotto la finestra del mio studio e mi hanno fatto prigioniero!

Mi impediscono ogni sera di concentrarmi in qualsiasi cosa io abbia intenzione di fare, magari mentre sto provando a scrivere, leggere, o semplicemente parlare al telefono… non dico guardare la tv, perché non la vedo, ma se volessi vedere un film in dvd, mi diventerebbe impossibile anche questo.

Parlano, anzi urlano… e bestemmiano in continuazione, decine e decine di volte, ragazze comprese!

Poi fumano (con molta probabilità anche sostanze stupefacenti, che mi hanno costretto in più occasioni a tenere chiuse le finestre, anche nei giorni di maggiore caldo, quando magari la sera c’era proprio il bisogno di un poco di refrigerio). Mangiano, bevono e lasciano carta e plastica per strada, senza preoccuparsi minimamente di imbrattare marciapiedi privati o di sporcare un luogo di pubblica utilità per chiunque. Il tutto fino alle 2, 3 di notte… senza che si sia mai vista una pattuglia, che prendesse i loro nominativi, controllasse la regolarità dei loro ciclomotori… neanche dei Vigili Urbani!

Ma i loro genitori non si preoccupano di quello che fanno? Non si accorgono che i ciclomotori cui si mettono alla guida hanno delle marmitte modificate che fanno dei rumori insopportabili e possono essere tendenzialmente pericolosi, raggiungendo velocità che non dovrebbero raggiungere? Non si accorgono che fumano e bestemmiano? Non si chiedono cosa fanno, essendo poi minorenni, fino alle 2, 3 di notte in giro per una cittadina di 23mila abitanti? Ecco questi genitori vorrei invitarli una sera nel mio studio e chiedergli di passare qui la serata!

Magari potrebbero provare a leggere (se ci riescono) Ortega y Gasset, che già dagli anni trenta paventava l’invasione verticale dei barbari: i barbari che non ci invadono da fuori, ma da sotto, dall’interno della nostra società.
Questi barbari sono i giovani, compresi quelli di Ceccano.

Ogni nuova generazione, infatti, viene al mondo senza sapere nulla della civiltà in cui è nata, animata solo dalle sue voglie e dai suoi impulsi spontanei.
Per millenni, come spiegava anche Maurizio Blondet in un suo vecchio articolo, i sistemi sociali sono stati anche dei grandi sistemi pedagogici per «civilizzare» i barbari verticali: trasmettere loro i principi, la cultura, l’educazione che costituisce il tessuto del vivere civile.
Questo sistema di trasmissione è stato spezzato da tempo.
Anzitutto perché la società illuminista si è voluta anti-tradizionale, basata sul disprezzo della tradizione e sulla cancellazione della tradizione.
E «tradizione» era appunto «consegnare» (tradere), trasferire la civiltà dalle vecchie generazioni alle nuove e barbariche.
Da qui una pedagogia anti-autoritaria, razionalisticamente permissiva, che identifica la «libertà» con «il non incontrare nessuna limitazione, e potersi abbandonare tranquillamente a se stessi».

I giovani vengono cresciuti nella convinzione narcisistica, rafforzata dalla pubblicità e da una tv criminalmente irresponsabile, che «non deve limitare i suoi desideri, che tutto gli è permesso e nulla gli è imposto». «Soddisfa la tua sete», è uno slogan della Coca-Cola: può essere il motto dei giovani
neobarbari.
Ma così, i piccoli barbari-bambini diventano adulti restando barbari. Adulti muscolosi, ben nutriti e pericolosi.

Come i barbari, sono inarticolati; non sanno parlare («barbaroi» significava, in greco, balbettanti), e la loro stessa impotenza verbale li obbliga a scegliere, come unica espressione, la violenza. E la bestemmia ne rappresenta appunto una forma, che dimostra tutta la mancanza di rispetto anche verso chi coltiva una fede interiore.

La scuola non ha saputo insegnare loro nulla, sono al grado zero dell’istruzione e dell’educazione.
Non provano alcuna solidarietà verso la complessa società che li alleva nella relativa abbondanza della modernità: vivono nella civiltà tecnica come i selvaggi primitivi vivono nella natura, credono che autobus e telefonini e macchine nascano come frutti spontanei sugli alberi.
Non si sentono impegnati né a difendere né a continuare la civiltà.
Né ovviamente sono in grado di farla continuare.
E di fatto, diceva Ortega, l’emersione di questi barbari verticali farà retrocedere l’intera Europa alla barbarie.

«Le tecniche giuridiche e meccaniche (il diritto è la più straordinaria tecnica di disciplina delle relazioni umane, inventata dal popolo più civilizzatore, il romano) si volatilizzeranno. La vita intera subirà una contrazione. L’attuale abbondanza di possibilità (che rende facile la vita del neo-barbaro) si convertirà in effettiva mancanza, impotenza angosciosa, in vera decadenza».
Ma la neo-barbarie contagia ormai tutti noi.
E proclama che la sua forza fa diritto.
La barbarie è appunto, anzitutto, violenza.
La civiltà è lo sforzo di ridurre la violenza ad «ultima ratio».
La barbarie adotta la violenza come «prima ratio».

Contro gli argomenti del dibattito, usa un solo argomento: sono più forte di te.
Fine del dibattito.
La barbarie, dice Ortega, è assenza di norme: non solo penali e legali, ma norme intellettuali.
«Non c’è cultura dove non ci sia profondo rispetto per posizioni intellettuali estreme a cui riferirsi nella disputa», dice Ortega: e l’attuale conformismo di massa, sempre pronto a mordere e a far tacere i pochi che esprimono idee nuove, non udite prima, intellettualmente «estreme», è uno dei più precisi sintomi della barbarie che ormai abita tutti noi.
Della nostra povertà intellettuale crescente.
Barbarie è, fatto cruciale, «tendenza alla dissociazione».

Ci sono rimedi?
Ci sono, ma basta evocarli per sentirsi intimare il silenzio: «disciplina», «tradizione», «autorità».
C’è bisogno di «comando» nel mondo, e comando non è in primo luogo violenza.

Il comando è, dice Ortega, «assegnare un compito alle persone, metterle sulla via del loro destino, sul loro cardine, impedirne la dissipazione».
Questo fece Roma con i popoli soggetti: li chiamò ad un livello di vita più esigente, li chiamò a partecipare alla propria civiltà.
Con i giovani, la vera carità è la durezza, per metterli sui loro cardini, perché non dissipino la loro vita.

Uno dei primi atti necessari è chiudere le tv irresponsabili, quelle dei cosiddetti reality, che dissennatamente offrono come modelli la maleducazione e l’impulsività dei loro «eroi» di cartapesta.
Via  anche questa idiota «libertà», che nulla ha a che fare con la libertà politica, civile, di pensiero per cui hanno lottato i nostri antenati, da Socrate in poi.
Ortega la bolla così: «ecco l’orribile situazione intima in cui viene a trovarsi la migliore gioventù del mondo (parlava di quella europea). Nel sentirsi puramente libera, esente da impegni, si sente vuota. Una vita senza impegni è peggio della morte, perché vivere vuol dire aver da fare qualcosa
di preciso, compiere un incarico».
E’ questa la situazione dei nuovi barbari… è questa la situazione sotto casa mia!

Annunci

2 responses to this post.

  1. Posted by STEFANOGIZZI on 28 agosto 2013 at 20:41

    Caro Antonio, nel tuo post, intelligentemente, non poni solo un problema di Ordine Pubblico, ma di CIVILE CONVIVENZA, riportando riflessioni che gli psicologi pagati dal Comune, le forze dell’Ordine e la Scuola Pubblica progressista, tanto decantata, dovrebbero fare proprie, come materia di riflessione, almeno nelle Scuole Superiori.

    Ma noto =e parlo per Ceccano= una strana connivenza nel NON FARE NULLA e ne so qualcosa perché, ad esempio per i vicoli dietro casa mia Via Villanza, Vicolo Canterello, ecc. notori punti di spaccio di droga e di cattiva educazione, non sono bastati appelli al Prefetto, al Questore, ai Carabinieri che abbiamo presentato per anni.

    Ma ricordo anche qualche aspetto paradossalmente comico: dopo una serie di miei articoli ed interpellanze al Comune di Ceccano, il Sindaco intervenne pubblicamente e con lui alcuni consiglieri comunali di maggioranza, dicendo che io stavo “rovinando il nome di Ceccano a livello provinciale, sui giornali”.

    Peccato per loro che dopo alcune settimane ci fu un maxi blitz che portò tanti giovani ceccanesi in galera.
    La riflessione più sensata è la seguente:
    questi poveri giovani furono doppiamente vittime del LASSISMO E DEL MENEFREGHISMO PUBBLICO CHE PER ANNI ERANO E SONO LA VERA LEGGE DI CECCANO e per questi giovani lo spaccio sembrava tutto un gioco tollerabile.

    Al contrario, in presenza di una seria e moderata prevenzione sociale, in galera, di giovani, sicuramente ce ne sarebbero andati molti di meno.

    Ma lo ripeto, non interessa a nessuno un discorso serio e costruttivo su questa complessa questione, basti ricordare la discussione che lanciammo molti anni fa, sulla possibilità di istituzione a Ceccano di un Commissariato di Polizia.

    I tanti ceccanesi infami e cretini, non solo fecero degli strani discorsi su un mio presunto utilitarismo a proposito di questa proposta, ma criticarono il Consigliere Gizzi che a loro dire “voleva militarizzare la Città di Ceccano”.

    Questo ti dice il livello di molti nostri imbecilli concittadini.

    Poi un discorso a parte merita Piazza XXV luglio, che ha il record:
    è l’unica piazza principale delle città ciociare “morta” per ben 364 giorni all’anno, esclusa la sera di San Giovanni Battista.

    Insomma, una piazza degna del nome che porta, basti confrontarla con le piazze di comuni vicini, pure piccoli ed imparare da loro quella che a Ceccano, negli ultimi decenni, è diventata una merce rarissima:
    la convivenza CONVIVIALE E CIVILE, come punto di incontro, della Piazza e dei luoghi che connotano la storia e la “cifra” di una Città.

    A Ceccano Piazza Morta per una Città morta in dignità, in serietà e in tante belle cose.

    Ma i consiglieri sono impegnati in altre vicende, anzi se ricordi la mia proposta di un SUMMIT SULL’ORDINE PUBBLICO presentata nell’estate 2009 a tutti i consiglieri del centrodestra:
    alla riunione che si tenne presenti Marco Corsi e il Prof. Piero Venditti, fra gli altri, intervenne il Dott. Diego Bruni che presentò il veto sulla riunione a nome del Consigliere Roberto Caligiore, oggi il più votato di Ceccano.

    Non mancarono le comiche: Marco Corsi assunse l’impegno di riconvocare la riunione sull’ordine pubblico per il mese di settembre, con un tono serio e quasi da giuramento:
    riunione mai più convocata perchè il “giovane” Marco Corsi aveva paura di non ottenere dai bellicosi “amici” di AN quel coordinamento comunale che poi ugualmente non gli è stato dato.

    Stranamente, in quei giorni uscirono articoli del neo Assessore Provinciale Massimo Ruspandini dal titolo: “non toccate i giovani di Ceccano”.
    Mi astengo da ogni ulteriore commento!

    Evidentemente, su alcuni temi, la riflessione e gli approfondimenti sono UN TABU’ INSORMONTABILE!

    Ma ne riparleremo:
    sono all’orizzonte nuove formule politiche nelle quali, speriamo, non ci siano i veti e le prepotenze dei rassetti locali ad impedire la discussione su argomenti importanti per la Città, più di qualche lampione e senso unico!

    Rispondi

  2. […] Continua a leggere qui https://antonionalli.wordpress.com/2013/08/27/quei-barbari-sotto-la-finestra-del-mio-studio/ […]

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: