Qualche osservazione sulle dichiarazioni rese note dall’Ing. Marco Micheli, Direttore dello stabilimento Viscolube di Ceccano

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In riferimento alle dichiarazioni rese note al quotidiano “Il Messaggero” dall’Ing. Marco Micheli, Direttore dello stabilimento Viscolube SRL di Ceccano, ho ritenuto opportuno fare le seguenti osservazioni:

L’Ing. Marco Micheli, anzitutto, riferisce notizie in modo tendenzioso, approfittando forse del fatto che non tutti i cittadini sono accuratamente informati in materia legislativa ambientale.

Il D.Lgs 205/2010, che lo stesso cita nel corso dell’intervista, quasi a lasciar intendere che si tratti della prima Legge, entrata da poco in vigore, che vieta la miscelazione dei rifiuti e dunque anche degli oli esausti, rappresenta la prima omissione in fatto di trasparenza da parte dello stesso.

Già il D.Lgs 152/2006, infatti, recitava testualmente: «Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b)» (art. 256 comma 5), o ancora: «È vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi di cui all’Allegato G alla parte quarta del presente decreto ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi» (art. 187 comma 1). 

Contemporaneamente, sempre con le sue dichiarazioni, l’Ing. Marco Micheli, tenta di sminuire l’autorizzazione concessa alla Viscolube SRL, facendola passare agli occhi dei lettori e dunque della popolazione, come un semplice aggiornamento (che, guarda caso, ha richiesto 18 mesi di attesa) dell’Autorizzazione Integrata Ambientale precedentemente concessa, aggiungendo che la Viscolube continua a fare “sostanzialmente” quel che faceva già prima e da decenni: lavorare e gestire oli usati.

Prima domanda per l’ingegnere: dove sono i documenti che dimostrano ciò, ovvero l’autorizzazione a miscelare tra loro, prima del 16/10/2012, carichi di olio esausti, identificati da differenti codici CER e caratterizzati da differenti caratteristiche di pericolo, quali H4, H5, H7, H8, H9, H10, H11, H13, H14, H15 o combinazioni delle stesse? Anche nei 18 mesi di attesa, pur non avendo l’autorizzazione, la Viscolube ha miscelato i medesimi oli esausti?

A questo punto si rende necessario fare qualche passo indietro e precisare il significato di Autorizzazione Integrata Ambientale, al fine di rendere più comprensibile il linguaggio tecnico nei confronti di tanti cittadini interessati all’argomento.

L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per uniformarsi ai principi dettati dalla Comunità Europea, che ha fissato una serie di adeguamenti attraverso i quali, un impianto non conforme, non può essere, di fatto, più operativo.

L’AIA viene generalmente rilasciata dalla Regione o (su delega) dalla Provincia. Per gli impianti più rilevanti (circa 200, per dettagli vedi sito istituzionale http://aia.minambiente.it ), essa è invece rilasciata dal Ministro dell’Ambiente, sulla base di un lavoro istruttorio svolto da una commissione tecnica, all’interno della quale il Comune ha l’incarico di dare un parere sanitario.

Nell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla Viscolube dalla Regione Lazio, con Determinazione N° A1202 del 02/04/2008 non si ha modo di leggere alcun tipo di autorizzazione relativa alla miscelazione di oli come al contrario viene espressamente riportato e concesso nella Determinazione N° B07561 del 16/10/2012.

Nell’allegato tecnico alla determinazione N° A1202 del 02/04/2008, al posto dei rifiuti classificati con CER H, la lettura del documento evidenzia quanto segue:

A1 Area di stoccaggio dei rifiuti (ATC)

La Viscolube S.p.A., e per essa il proprio legale rappresentante pro tempore è autorizzata ad accettare, presso il sito in questione, a nome e per conto del COOU, da terzi i seguenti rifiuti individuati dal codice CER:

120106 Oli minerali per macchinari contenti alogeni (eccetto emulsioni e soluzioni)
120107 Oli minerali per macchinari non contenti alogeni (eccetto emulsioni e soluzioni)
120108 Emulsioni e soluzioni per macchinari contenenti alogeni
120109 Emulsioni e soluzioni per macchinari non contenenti alogeni
130101 oli per circuiti idraulici contenenti PCB
130104 emulsioni clorurate
130105 emulsioni non clorurate
130109 oli minerali per circuiti idraulici, clorurati
130110 oli minerali per circuiti idraulici, non clorurati
130111 oli sintetici per circuiti idraulici
130112 oli per circuiti idraulici, facilmente biodegradabili
130113 altri oli per circuiti idraulici
130204 Scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, clorurati
130205 Scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati

Anche sfogliando e leggendo le Determinazioni successive della Regione Lazio nei confronti della Viscolube, e precisamente la N° B1665 del 04/05/2009, la N° B6780 del 28/12/2010 e la N° B4236 del 10/07/2012, non si ha modo di riscontrare alcuna autorizzazione a “miscelare oli esausti…”, identica o simile a quella rilasciata il 16 ottobre scorso.

E’ chiaro, allora, che qualcosa non torna…

Come è chiaro pure che se è la Viscolube ad avere questi ed altri documenti, per dovere di trasparenza spetta ad essa tirarli fuori, rendendoli di pubblico dominio, e non ai semplici cittadini, alle associazioni o ai comitati, andarne alla ricerca forsennata, per comprendere al meglio ciò che sta accadendo o cosa è stato autorizzato, al fine di tutelare il proprio diritto alla salute!

Nel frattempo, tale documentazione ci permette di scoprire altri dati interessanti, come ad esempio che la Viscolube, con cadenza annuale ed in ogni caso entro il 31 agosto di ciascun anno, è tenuta a trasmettere i dati relativi ai controlli di cui all’art. 11 comma 2 del D.Lgs. 59/05, anche al Comune di Ceccano, oltre che alla Regione Lazio ed all’ARPA Lazio.

Come era tenuta pure a trasmettere allo stesso Comune, il proprio piano di emergenza, la cui indispensabilità è stata recentemente ribadita dalla “SEVESO 3”, la nuova direttiva comunitaria per gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

Particolare questo che ci consentirà di richiedere ufficialmente allo stesso Ente, la pubblicazione sul sito internet istituzionale di tutti i dati in possesso fino ad ora trasmessi, in un ottica di maggiore trasparenza verso la popolazione.

Non voglio entrare ulteriormente in polemica con l’Ing. Marco Micheli, circa le sue considerazione finali riguardo l’utilizzo del Consiglio Comunale, a suo dire “non necessario”. Trovo tale affermazione un vero affronto nei confronti del ruolo dell’Istituzione comunale e dunque dei cittadini, come pure della trasparenza amministrativa che ogni amministratore deve agli stessi.

Desidero, per questo, concludere tali osservazioni, menzionando l’art. 178 del D.Lgs 152/2006, che magari potrà rivelarsi molto utile a rinfrescare la memoria di quanti credono di essere detentori della verità assoluta su argomenti così delicati.

1. La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse ed è disciplinata dalla parte quarta del presente decreto al fine di assicurare un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi.

2. I rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare:

a) senza determinare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, nonché per la fauna e la flora;

b) senza causare inconvenienti da rumori o odori;

c) senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse, tutelati in base alla normativa vigente.

3. La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario, con particolare riferimento al principio comunitario “chi inquina paga”. A tal fine la gestione dei rifiuti è effettuata secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza.

4. Per conseguire le finalità e gli obiettivi della parte quarta del presente decreto, lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali esercitano i poteri e le funzioni di rispettiva competenza in materia di gestione dei rifiuti in conformità alle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto, adottando ogni opportuna azione ed avvalendosi, ove opportuno, mediante accordi, contratti di programma o protocolli d’intesa anche sperimentali, di soggetti pubblici o privati.

5. I soggetti di cui al comma 4 costituiscono, altresì, un sistema compiuto e sinergico che armonizza, in un contesto unitario, relativamente agli obiettivi da perseguire, la redazione delle norme tecniche, i sistemi di accreditamento e i sistemi di certificazione attinenti direttamente o indirettamente le materie ambientali, con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti, secondo i criteri e con le modalità di cui all’articolo 195, comma 2, lettera a), e nel rispetto delle procedure di informazione nel settore delle norme e delle regolazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’informazione, previste dalle direttive comunitarie e relative norme di attuazione, con particolare riferimento alla legge 21 giugno 1986, n. 317.

Siamo sicuri che tutti questi punti siano rispettati pienamente?

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One response to this post.

  1. Posted by Mario Kempes on 4 aprile 2013 at 20:37

    Forse i rappresentanti del comune di Ceccano che hanno concesso l’autorizzazione pensavano che l’AIA fosse il pollo di Ave Ninchi, quello della pubblicità. I polli invece sono loro che si sono fatti “beccare” pensando di fare tutto alla chetichella. Ora la Procura della Repubblica sarà investita per far chiarezza e mettere a nudo l’intera questione.Per il bene e la tutela della salute pubblica di tutti i cittadini.

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