La voce del PalaTiberia

E’ domenica mattina 3 febbraio 2013. Ancora una volta ci siamo radunati davanti ai cancelli di ingresso del Palazzetto dello Sport di Ceccano, inspiegabilmente crollato lo scorso anno, perché la struttura non è riuscita a reggere il peso dei centimetri di neve accumulatisi sopra la sua copertura.

Non siamo in tanti. Siamo pochi. Gli stessi dello scorso anno e tra di noi, ancora una volta, nessun rappresentante delle società sportive della città, che più di ogni altro ne avevano un tempo usufruito.

Non ci sono neanche i familiari della persona cui lo stesso impianto sportivo era stato intitolato.

Ma non importa! Noi, abbiamo ugualmente la stessa identica determinazione: sollecitare le istituzioni preposte, giungere alla verità sui fatti accaduti!

C’è il professor Pietro Alviti che ha voluto partecipare ugualmente, nonostante quella stessa mattina si fosse tenuta la Messa in suffragio di suo figlio Francesco.

E’ stato con noi diversi minuti, poi, ovviamente è andato via, come era giusto che fosse, trasmettendoci, però, un segnale importante, lasciando una traccia palpabile di quanto importante sia stato anche per lui essere lì, in quel posto, con noi!

Non eravamo lì per noi stessi, per metterci in mostra come qualcuno erroneamente potrebbe pensare. Eravamo lì per far levare una voce contro il silenzio e l’omertà che da un anno esatto coprono l’accaduto.

Eravamo lì per dare speranza anche alle future generazioni, ai nostri figli…

Sembrerà paradossale, ma francamente ho pensato che non vorrei mai far crescere mio figlio in una cittadina così silente, così timorosa, così vittima delle ripercussioni. Vittima della paura di un mancato contributo, di una concessione, di un favore, poiché su questo sistema, su questo tumore maligno per una società civile, si è sviluppato il vero potere politico di chi ha governato ininterrottamente la città.

Piove, fa freddo… facciamo una passeggiata intorno alla recinzione dell’impianto sportivo. Ci fermiamo proprio dinanzi alla sua facciata scomposta. Osserviamo ancora increduli, in silenzio, senza mormorare alcunché, percependo un suono che si alza tra quelle macerie poco distanti.

E’ il battere della pioggia sulle travi di legno riverse a terra, sui ferri attorcigliati, sulle gradinate di cemento. E’ il vento che fa sbattere qualche porta, cigolare qualche cancello, sollevare leggermente le lamiere, far rotolare le scaglie di legno e di mattoncini ormai frantumati.

Tutto sembra formare un’unica voce, la voce del palazzetto dello sport…

https://www.youtube.com/watch?v=bMWVJ3phQyU

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