Lettera per l’assemblea dei colleghi di Ciociaria Oggi e Latina Oggi – 13/09/2012

Ho deciso di non partecipare a questo incontro, per il quale tra l’altro nessuno si era preoccupato di invitarmi ed in primis la Nuova Editoriale Oggi, poiché, relativamente alla mia personale esperienza con la stessa Azienda, ritengo che questo nuovo avvio sia una partenza falsata, ben mascherata.

Sono stato collaboratore del quotidiano Ciociaria Oggi per sei lunghissimi anni, senza trarne, ahimè, neanche il beneficio di poter sostenere l’iscrizione presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, a causa delle numerose buste paga mancati che a tutt’oggi compromettono questo passaggio importante per la mia carriera professionale, arrivando ad impedirmi perfino di poter partecipare a bandi i formazione, come gli ultimi promossi dall’A.S.R. in collaborazione con Sky ed il gruppo editoriale L’Espresso, proprio per via dell’assenza di questo fondamentale requisito.

La N.E.O., che avrebbe dovuto riconoscere quelli che sono stati anche i miei sacrifici nell’arco degli ultimi 24 mesi, dove sono arrivato ad accumulare, insieme a qualche altro collega, un arretrato di mensilità insolute pari a 22 e dunque di diverse migliaia di euro, a seguito delle mie prese di posizione assunte pubblicamente a partire dal 1° luglio scorso, le quali hanno sollecitato un incontro tra l’Associazione Stampa Romana ed i colleghi del medesimo giornale che si trovavano nelle mie stesse condizioni, ha deciso di non rinnovarmi il contratto e prima ancora di impedirmi di continuare a scrivere, non mettendo più in pagina i servizi da me realizzati ed inviati come mia consuetudine presso la redazione del quotidiano. Al contrario, le notizie da me carpite, venivano riproposte sulle pagine del medesimo giornale, con articoli modificati e resi pubblici sprovvisti della firma del suo vero autore, cioè la mia.

Sono venuto a conoscenza del mancato rinnovo del mio contratto addirittura ancor prima della scadenza dello stesso, nel corso di una riunione che noi collaboratori avevamo convocato intorno alla metà dello scorso mese di luglio. Ad informarmi fu il marito della mia redattrice (il sig. Massimiliano Pistilli, anche lui collaboratore), segno che in Azienda tutto era già stato deciso sul mio conto ed in modo particolare da un gruppo di persone che non avevano gradito le mie prese di posizione. Mi riferisco esplicitamente a: il sig. Marco Ceccarelli (membro Cdr), verso il quale tengo a precisare che mai è stato nominato rappresentante dei collaboratori da parte degli stessi; la sig.ra Emanuela Di Giacomo (redattrice delle pagine di mia competenza), i signori Roberto Mercaldo (membro Cdr), Paolo Romano (vicedirettore), Gianluca Trento (Direttore Editoriale)ed ultimo, ma non in ordine di importanza, il Direttore Responsabile Alessandro Panigutti.

Proprio il Panigutti, lo scorso mese di marzo, in risposta alla mia presa di posizione e di altri 3 collaboratori,  attraverso la quale, sollevando la questione delle mensilità arretrate, avevamo avviato uno sciopero simbolico per far sentire la nostra voce, ci rispose con una lettera personale (che allego alla presente https://antonionalli.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=878&action=edit&message=6&postpost=v2) nella quale descriveva la nostra azione come una vera e propria fuga in un momento di difficoltà dell’azienda, un vergognoso abbandono della nave da parte nostra, di cui però non eravamo i comandanti, con un chiaro riferimento al comportamento di “schettiniana” memoria e ci salutò con un augurio di buona fortuna, come a dire che la scelta di scioperare equivalesse ad essere cacciati dall’Azienda.

Dopo esser tornato a scrivere senza alcuna retribuzione, dopo esser stato individuato come elemento “pericoloso”, come un “agitatore” a cui non rinnovare il contratto, sento di dire liberamente, tornando alla lettera del Direttore Alessandro Panigutti, che il vero comportamento alla Schettino, è quello che  ha assunto l’Azienda N.E.O. nei miei confronti, mascherando un vero e proprio licenziamento senza giusta causa, con una normale scadenza contrattuale, calpestando qualsiasi Legge a tutela dei lavoratori, come già fatto in precedenza con la Costituzione Italiana, che sullo sciopero delinea degli articoli ben precisi, ma in modo particolare la mia personale dignità di essere umano.

Inoltre, avendo deciso di non rinnovarmi il contratto, la N.E.O. avrebbe come minimo dovuto contattarmi per comunicarmi la liquidazione immediata di tutte le mie spettanze, eppure, nonostante io non rientri più nei “nuovi piani aziendali”, la medesima vuol considerare le stesse come un quantitativo di denaro da poter spalmare da qui a chissà quanti mesi, come per un normale dipendente con il quale sussiste ancora il regime di collaborazione e ciò è ulteriormente non accettabile.

Mi domando se di tutti questi particolari che mi toccano anche in prima persona, la famiglia Palombo, che ha rivelato la Nuova Editoriale Oggi con spirito di sacrificio ed iper-attivismo imprenditoriale, ne sia realmente al corrente, o se faccia gestire le sorti dell’Azienda da persone che agiscono animate da rancori personali, danneggiando in modo irreparabile l’Azienda su cui si è deciso di investire.

Il comportamento riservato nei miei confronti, non può e non deve essere più una costante nel mondo dell’editoria e del lavoro in generale e per far si che questo avvenga, occorre necessariamente non chinare la testa a logiche d’impresa a senso unico, che se ne infischiano dei diritti di chi lavora, ma soprattutto si rende indispensabile una dura condanna, che non può non partire dall’attività sindacale, cui affido questa mia lettera, confidando in una lettura pubblica nel corso dell’assemblea che si terrà a Latina il prossimo 13 Settembre 2012.

Concludo salutando con affetto e stima, coloro i quali, nelle mie stesse condizioni contrattuali, hanno sofferto maggiormente, dal punto di vista economico, il mancato pagamento delle proprie spettanze.

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