Elezioni comunali di Ceccano: la riflessione di Marta…

Mancano ormai pochi giorni allo svolgimento delle elezioni. A Ceccano, come probabilmente in tante altre realità comunali, non si fa che parlare di altro ed ogni luogo (compresi i nuovi mezzi di comunicazione, come i social network), è divenuto una sorta di “centro” in cui poter scambiare le proprie idee, confrontarsi e sfidarsi con gli avversari, anche animatamente. Ho ricevuto questa riflessione da parte di un’amica, anche lei di Ceccano, anche lei alle prese con gli stessi problemi che accomunano tanti giovani del nostro territorio. Ve la riporto integralmente, invitandovi a leggerla con la dovuta attenzione.

Tempo di elezioni. Quando ero bambina (credetemi, non troppo tempo fa), nel periodo che precedeva le elezioni, il politico era colui che bussava alla tua porta e, armato di bigliettino e scheda fac-simile per “farti vedere come”, veniva a chiederti il voto. Te lo chiedeva esplicitamente, promettendo asfalto elettorale o un bel posto di lavoro per “chigli uttr ca ormai è gross i s’ teta sistemà”. Era uno scambio, esattamente come oggi, ma entrava in casa tua, ti guardava negli occhi, parlava con te e, in un modo o nell’altro, ci metteva la faccia e si giocava il tutto per tutto in questo modo. Oggi la politica è cambiata, la società è cambiata. Il politico fa la sua campagna elettorale nelle piazze, in comizi in cui sono presenti sempre i soliti, quelli che “ci sono perché devo ma tanto poi il voto chi glielo dà” o quelli che “ma scherzi? Qualche tempo fa mi ha fatto un super favore!”. Ma quale favore? Il posto fisso per “chigli uttr’ mei”? Nemmeno per sogno! il posto fisso ormai è un’utopia e, secondo il nostro presidente del consiglio, un’emerita rottura di palle. Un ospedale nuovo con personale preparato e magari anche gentile, dove poter curare i nostri figli senza dover andare per forza ad infognarci a Frosinone tutte le sacrosante volte? Che follia, da noi gli ospedali si chiudono e, non si capisce come mai, siamo sempre noi poveri cittadini ad averne bisogno e mai la cosiddetta casta. Un polo sportivo per i giovani dove possano andare a giocare, incontrare altri giovani e imparare sport che li facciano crescere più forti e lontani da certa merda che possono trovare per strada? Si, un bel palazzetto dello sport…ma occhio che anziché crescere sano e forte il palazzetto di Ceccano ti casca addosso e ti ammazza e nessuno sa di chi sia la colpa. Forse la firma di chi ne ha dichiarato l’agibilità si è cancellata o è illegibile.Scuole nuove per far crescere le menti dei nostri figli in modo che possano imparare e crearsi un futuro migliore? Non scherziamo, a Ceccano si promuove l’ignoranza per due motivi: il primo è che molti dei nostri politici hanno (e non si sa nemmeno come ci siano riusciti) a malapena il titolo di terza media e non sia mai che qualcuno possa sottrarre loro la poltrona solo per un pezzo di carta; il secondo è che aprire le menti dei giovani vuol dire far capire loro che razza di gente ci comanda, che schifo ci circonda, che pena è diventata il nostro paese…mentre loro continuano a mangiare e a spolparci vivi (e non si parla delle alte cariche dello stato che continuano ad acquistare auto blu mentre il Paese va allo sfascio, ma dei nostri amministratori locali che cercano di spolpare ancora chissà quale osso). E allora…con che cosa stiamo scambiando i nostri voti?
Io ho 33 anni, quasi 2 lauree, un’esperienza lavorativa non indifferente in campo sociale, ma anche una bimba di 7 mesi, un marito lavoratore dipendente e il mutuo da pagare. Ho cercato qualunque tipo di lavoro: ripetizioni, baby sitting, pulizie e non sono riuscita a trovare nemmeno quello. Non voglio scambiare il mio voto con un lavoro secondo la logica tutta italiana del “chi mi battezza è mio compare” (come si dice dalle nostre parti), ma vorrei poter esprimere il mio voto per qualcuno che si preoccupi anche della gente come me, di quelli che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, che fanno fatica a destreggiarsi tra bollette e latte in polvere e pregano ogni giorno che non ci siano imprevisti fino alla fine del mese. Perché se è vero che l’Italia non è una repubblica fondata sul diritto al lavoro, ma solo sul lavoro, è anche vero che nessuno può cancellare il mio diritto ad avere una dignità e con questa a crescere mia figlia. Per strada mi guardo intorno e vedo grandi manifesti con volti sorridenti di gente che promettei un paese migliore, la svolta, il futuro. Io mi vergogno di vivere in questo paese, mi vergogno davanti a mia figlia perché non le posso dare la possibilità di scappare via da qui, mi vergogno per quei grandi volti sorridenti che mentono sapendo di farlo. Voglio un lavoro perché sono una cittadina onesta, preparata, educata e, a differenza di molti dei nostri politici, riesco a fare un discorso in italiano decente. Voglio un lavoro e una busta paga per pagare le tasse e illudermi che serva a far crescere meglio mia figlia. Ma certo è che quando tutti andranno a votare, io starò a casa con mia figlia a spiegarle perché non sono con gli altri a decidere chi guiderà il nostro paese e a spiegarle che provo vergogna al posto di quelli che fino a quel momento ci hanno guardato dai manifesti, mentre ora sono riuniti davanti agli ingressi dei seggi elettorali ad aspettarti per stringerti la mano e dirti “mi raccomando”. Mi fate schifo!

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