Viscolube sotto processo. Perché il Comune di Ceccano non si è costituito parte civile?

<<Annacquamento di oli pieni di veleni>> Viscolube a processo. Tra le 14 persone rinviate a giudizio anche l’Ing. Marco Micheli.

Mi è capitato di leggere oggi sui quotidinai locali, un articolo di giornale che promuoveva l’azienda Viscolube, con la benedizione dell’assessore comunale all’ambiente Antonello Ciotoli e quella del primo cittadino Antonio Ciotoli. Ho pensato allora di rispolverare questo articolo, per far capire cosa si cela realmente dietro al marchio di questa azienda. Come avrete modo di leggere, non sempre è tutto oro quello che luccica…

 

(Tratto dai quotidiani “Il Giorno” ed “Il Cittadino” di Lodi nelle edizioni del 18/12/2009 – 17/06/2010 – 01/07/2010)

Il processo per traffico illecito di rifiuti che vede sul banco degli imputati anche la ditta Viscolube è stato trasferito da Livorno a Lodi. Il Tribunale toscano, dichiaratosi non territorialmente competente, ha trasferito migliaia di documenti in riva all’Adda, come chiesto dalla difesa.

Nel mirino dei Magistrati vi sono due manager della Viscolube, Lucio Battiston, 57 anni (stabilimento Pieve Fissiraga) e Marco Micheli, 44 anni (stabilimento di Ceccano), che avrebbero concorso alla miscelazione, nella ditta Vi.Ve di Livorno, di oli contaminati da diossine, diluiti in altri oli per risparmiare sui costi di smaltimento. Oltre ai due “colletti bianchi” andranno a processo manager di varie ditte che sarebbero coinvolte: Ernesto Comaschi, 68 anni, il 64enne Aldo Vigna, Riccardo Vellutini, 46 anni, Simone Mariottini, 37, il 43enne Alberto Buini, Franco Barbetti di 56 anni, Claudio Silvestrini, 57, il 52enne Edoardo Poggi, Franco Venanzi di 50 anni, Marco Gamba, 33 enne, Giorgio Sartori di 57 anni e Giovanni Merlino di 58.

L’accusa? «In concorso fra loro — scrive il pm — al fine di perseguire un ingiusto profitto consistente nel risparmio di spesa nelle operazioni di smaltimento calcolate in 120 alla tonnellata oltre a ricavi derivanti dalla possibilità di conferire l’olio “miscelato” per la successiva rigenerazione, gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti attraverso una semplice miscelazione attuata nella sede della Vi.Ve., fra oli minerali usati contaminati da Pcb (inquinanti persistenti tossici, ndr) in concentrazione superiore ai limiti di legge, provenienti da Viscolube, con altri oli minerali usati non contaminati da policlorodifenili (Pcb), al solo scopo di diluire il rifiuto modificandone la composizione e abbassando la percentuale di Pcb al di sotto dei limiti di legge per lo smaltimento, anziché avviarli a decontaminazione».

Gli imputati sono poi accusati di aver attribuito codici “Cer” (che classificano la pericolosità del rifiuto) errati, allo scopo di risparmiare sui costi di trattamento dei rifiuti.

I reati sarebbero stati commessi fra l’1 febbraio 2005 e il 17 febbraio 2006. Sono 13 le operazioni, ovvero i carichi di olio contestati.

L’abusiva gestione si sarebbe realizzata, sempre secondo quando accusato dal Pubblico Ministero, attraverso il dirottamento alla Vi.Ve. di ingenti quantitativi di oli minerali usati contaminati in misura superiore alla soglia di 25 parti per milione imposta dalla Legge per poter rigenerare gli oli da parte di Viscolube la quale, ricevuti tali rifiuti da società del nord e centro Italia e quindi depositati nei serbatoi Viscolube degli stabilimento di Ceccano (Frosinone)e di Pieve Fissiraga (Lodi), li affidava per il trasporto a Vi.Ve.

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